Psicomotricità e Pratica Psicomotoria 2017-03-08T10:50:39+00:00

Cos’è la Psicomotricità?

La Psicomotricità è una disciplina educativa e terapeutica sviluppatasi in Francia intorno agli anni ’60.

La Terapia della Neuro e Psicomotricità, di più recente sviluppo (1990 circa) è un ulteriore arricchimento della Terapia Psicomotoria.

Entrambe utilizzano il movimento e l’osservazione per creare un canale di comunicazione volto ad ascoltare e sostenere il bambino, accompagnandolo nel suo personale percorso evolutivo e di crescita – a seconda della specializzazione – fino ai 18 anni.

La dott.ssa Giovanna Pensa, nella pratica Psicomotoria fa riferimento alla metodologia del Prof. Bernard Aucouturier ed è specializzata nei problemi dell’età evolutiva, in particolare da 0 a 3 anni.

La pratica psicomotoria: tra gioco e osservazione

Il Terapista Neuropsicomotricista è molto attento, durante l’osservazione, a rilevare le specifiche individualità di ogni bambino, pur tenendo sempre presente come riferimento teorico per la fascia di età, le funzioni e le competenze relative, nonché l’interazione tra evoluzione della patologia e stadio di sviluppo.

Nel lavoro con il bambino viene utilizzata una metodologia di tipo non direttivo che attraverso il gioco spontaneo, facilita l’attivazione e lo sviluppo delle capacità motorie, cognitive e relazionali nel piacere della scoperta e del movimento.

Proprio in virtù di questa interazione giocosa, basata sull’osservazione e sul movimento, la pratica psicomotoria risulta efficace sin dai primi mesi di vita, riuscendo già a cogliere segnali e stimolare opportune risposte favorendo la naturale evoluzione e incentivando lo sviluppo del neonato.

A chi si rivolge la Psicomotricità, quando è utile la Terapia Psicomotoria?

La Psicomotricità si rivolge a tutti i bambini in età prescolare.

L’approccio psicomotorio educativo è particolarmente indicato nei primi tre anni di vita perché promuove il processo evolutivo e facilita il processo maturativo del sistema nervoso centrale (SNC), rendendo armonico il naturale sviluppo di tutte le potenzialità dei bimbi.

Esistono due processi che vanno avanti nel bambino, un processo maturativo (la crescita fisica) e un processo evolutivo (capacità di movimento, autostima, affettività, ecc.). Entrambi devono procedere in modo corretto perché lo sviluppo del bambino avvenga in modo naturalmente armonico.

La terapia psicomotoria è utile quando in uno di questi processi o in entrambe si evidenzia un blocco o un ritardo.

Mai aspettare! I bambini crescono in fretta, non si può aspettare immaginando che un problema si risolverà da solo, i bambini vanno accompagnati nel risolvere i problemi.

Il processo maturativo va avanti da sé, perché il bambino cresce comunque. Se lasciamo che il bambino maturi in modo carente, con dei bisogni non accolti, il processo evolutivo non procederà bene. Viceversa se noi facilitiamo il processo evolutivo faremo in modo che il processo maturativo prosegua naturalmente e in modo corretto.

Sindrome di Down e Atassia

L’intervento del terapista psicomotricista è essenziale ogni volta che si verifica un blocco nel normale processo evolutivo o in presenza di problemi e patologie di diversa natura.

In particolare nei piccolissimi con Sindrome di Down (Trisonomia 21) o con Atassie (problemi di equilibrio) l’intervento precoce ha spesso migliorato in modo incisivo il processo di crescita, prevenendo e contenendo con successo molte delle problematiche correlate a questi disturbi.

Scopo della terapia psicomotoria può anche essere quello di promuovere la normale evoluzione del bambino

Più in generale la terapia psicomotoria può essere utile quando si presenta un qualcosa che interrompe la normale fase evolutiva. Ad esempio: un bambino improvvisamente inizia a tartagliare. Questo può essere il sintomo di un problema, di un blocco nella normale evoluzione dovuto a un evento più o meno evidente, come la nascita di un fratellino.

In casi come questo, spesso sono sufficienti pochi incontri (3-4) per aiutare il bambino a superare il blocco, consentendogli di proseguire il proprio normale percorso evolutivo.