La Pratica Aucoutourier 2017-03-08T10:50:39+00:00

La Pratica Aucoutourier

La pratica psicomotoria della dott.ssa Giovanna Pensa prende molti spunti dalla  metodologia del Prof. Bernard Aucouturier. Tale metodologia è una delle più diffuse, soprattutto si fa largo uso del materiale destrutturato morbido, che ne caratterizza il setting.  Ma la metodologia va più al fondo nell’approfondimento delle tematiche che riguardano la prima infanzia.

La metodologia Aucouturier si differenzia dalle altre metodologie principalmente per la chiarezza nella ricerca del Senso del Movimento nel bambino e soprattutto nel bambino infante, cioè il bambino che ancora non parla o che inizia a parlare. E con il termine movimento, si intende tutto ciò che si muove nel corpo.

Il movimento è la modalità principale di espressività nella primissima infanzia (e oltre).

Quindi sono movimento: mimica, manualità e gestualità. La prossemica (ossia gesti e comportamento, spazio e distanze all’interno di una comunicazione, sia verbale che non), la comunicazione in generale e i movimenti, così i veri e propri spostamenti, (corsa, arrampicate, salti ecc.) considerandone tutti gli aspetti kineseologici.

Il Senso del Movimento,  si ricerca avvicinandosi al bambino nel rispetto della sua propria originalità, mediando con le sue difficoltà. Il Senso del Movimento si ipotizza inizialmente basandosi anche sulla modalità di utilizzo dei vari ambiti del Setting e del materiale tipico del Setting Aucouturier, che è organizzato e gestito nelle attività con un ordine profondo, che richiama quello della mente in evoluzione.

Durante il periodo di formazione alla Pratica Aucouturier, viene dedicato molto tempo affinché gli studenti siano portati ad ampliare la capacità di ascolto e di disponibilità al dialogo tonico col bambino.

Accogliere, ascoltare, saper attendere, aggiustarsi al bambino, facilita il bambino nell’espressione di . Quando il bambino si esprime, abbiamo la possibilità di cogliere il Senso del suo esprimersi e di aggiustarci a lui per dare valore agli aspetti positivi, alla creatività, alla emozione messa in gioco, al pensiero tradotto in semplici parole dicibili.

Chi è uno psicomotricista esperto in Pratica Aucoutourier?

E’ uno psicomotricista capace di trasformare la pulsionalità del bambino in identità di sé, attraverso il piacere del gioco. È l’attivatore di esperienze sensoriali intense, cariche di affetto, quell’affetto che non si lascia dire, ma che  scoppia dentro, è l’espressione della pulsione.

Lo psicomotricista attraverso l’esperienza sensoriale, tonica, motoria, emotiva del gioco, attiva la carica affettiva, la trasforma, proiettandola in rappresentazioni reali e tangibili che il bambino può rappresentare nuovamente dentro di sé, contenere nella memoria, riattualizzarle attraverso altri giochi o  disegni o altre forme di rappresentazione fino alla verbalizzazione.

Dunque pensieri che  possono essere rielaborati insieme al bambino, ripresi in altri giochi, narrati e dunque trasformati in sentimenti comunicabili. È così che il linguaggio risuona nel corpo!

Come si caratterizza l’attività psicomotoria?

Lo psicomotricista è l’esperto della reciprocità.

Noi non osserviamo il bambino in quanto portatore di sintomi, non indaghiamo sul bambino con il nostro piccolo bagaglio di sapere, ma ascoltiamo e costruiamo un legame, nella consapevolezza che anche il bambino ha il suo bagaglio.

Lasciamo il tempo affinché i gesti, le azioni e le parole risuonino nel bambino, permettiamo il rimando di una risposta soggettiva il cui senso sta nel legame. Lo psicomotricista si aggiusta nella malleabilità e nella fermezza, nell’intuito e nelle categorie, protegge, motiva, accompagna nelle scoperte, permette e facilita le esperienze oltre qualsiasi classificazione.

Le situazioni motorie ci parlano e le pulsioni sono l’eco che in un corpo c’è “il vivere”.

Cosa garantisce la finalità psicoeducativa di tale attività?

Il  terzo garante, che porta a decentrare il bambino, è il Setting psicomotorio.

Lo psicomotricista è attento al Setting e si aggiusta al Setting: lo prepara e lo adegua alla continuità della relazione messa in campo. Il Setting ha un suo ordine, alcune regole che il bambino impara a conoscere in un’ottica di reciproca fiducia. Così il “NO” risulterà fermo, non negoziabile, ma inscritto nella capacità di accettazione dell’ordine, della regola, della fiducia.

Qual è l’apporto della neuro-psicomotricità?

La neuro psicomotricità ha promosso lo studio sulle proprietà dei recettori sensoriali e ne ha scoperto la complessità di collegamento e di funzionamento.

Ha individuato recettori-anticipatori che aiutano il soggetto a disporre di modelli interni della realtà in accordo con le leggi fisiche. Di modo che il Sistema Nervoso Centrale, funzioni un po’ come un simulatore che agisce come una macchina pro-attiva, cioè il corpo funzionerebbe proiettando sul mondo (attraverso il movimento e le azioni) le proprie interrogazioni e così, funzionando, si aggiusta e si equilibra in relazione alla realtà.

Infatti, anche se non ce ne accorgiamo, noi ci immaginiamo in movimento una frazione di secondo prima di metterci in azione e conseguentemente procediamo per lievi correzioni su un modello prefigurato.

Immaginarci capaci di un’azione è un fatto psichico che si basa sulla ”memoria corporea” e quindi su un concetto si sé.

Di fatto, creando l’azione, il bambino che crea un gioco, crea il concetto di sé nel mondo. Permettere al bambino di esprimersi e di uscire dalla centratura stimolo-risposta, gli dà la possibilità di agire attraverso capacità rappresentative più ampie.

Il bambino può fare triangolazioni, creare mappe topologiche e inserirsi nello spazio vocale, attraverso interazioni veicolate da voce, udito, vista e azioni contemporaneamente, a partire dalla propria autentica espressività corporea.

Con la neuropsicomotricità si è arrivati a spiegare il movimento come una sintesi di configurazioni plurisensoriali, inserite in un sistema percettivo/ideativo, in stretta relazione con la temporalità dell’azione. Ricordo che tutto è movimento: alzare un sopracciglio, emettere un suono, respirare. Ricordo che il tono muscolare è alla base  della relazione del bambino col mondo. Il tono determina l’organizzazione e la qualità del movimento. Il  tono muscolare ci tiene  informati delle connotazioni affettive con le quali l’azione del bambino investe spazio e tempo.

Detto questo, tornando alla psicomotricità, ne ribadisco il fondamento: il movimento influenza la psiche e viceversa.