La pratica psicomotoria da 0 a 3 anni 2017-03-08T10:50:39+00:00

La pratica psicomotoria da 0 a 3 anni

E’ un’età meravigliosa, nella quale il bambino si forma e cresce a vista d’occhio! Il sistema nervoso matura e si sviluppa, creando quelle complicate interrelazioni che ci consentiranno di organizzare tutti i movimenti in modo equilibrato.

Dai movimenti interni più automatici, come i ritmi respiratori, di sonno veglia e di digestione; ai movimenti esterni semplici: mantenere lo sguardo negli occhi della mamma mentre si prende il latte, tossire e sorridere. Fino a manipolare il succhietto o sostenere il biberon con le manine.

Lo sviluppo psicomotorio nella fascia d’età 0/3 anni è strettamente correlato alle esperienze relazionali che il bambino instaura con gli adulti di riferimento. La relazione con la madre forma il primo sistema per ordinare percezioni, emozioni, significati.

Fin dai primi tre mesi il neonato è attivo nella passività: manda segnali che la madre coglie e rinvia creando un “involucro di benessere”, che predispone il bambino alla relazione con l’ambiente.

Ed è proprio la relazione con la madre a formare il primo sistema per ordinare percezioni, emozioni, significati.

Il bambino allarga lo sguardo al mondo, sorride, si intravedono i primi atti motori a cui si può attribuire una certa intenzionalità.

Dimostra con “urletti” di gioia, di essere in grado di ricordare vissuti di soddisfazione per la vista della mamma, del biberon; afferra con entrambe le mani oggetti noti, associati a situazioni di benessere; è attratto dai rumori e si gira per seguirli, specialmente se il rumore è legato a esperienze precedenti; con le mani esplora il proprio corpo e il corpo dell’altro e si evidenzia il desiderio del bambino di agire.

Già solo osservandoli nella loro maturazione, li facilitiamo nella loro evoluzione, perché osservandoli, creiamo quell’involucro invisibile di intimità, che contiene le emozioni di gioia di vivere di “ogni” bambino.

Ogni bambino è forte, solo per il fatto di avere vinto “il nulla” e di essere arrivato fino a noi!

La Pelle contenitore di pensieri

Osserviamo i bimbi nelle nostre braccia, mentre noi percepiamo, loro percepiscono se stessi attraverso la Pelle. La Pelle, organo fondamentale tanto quanto i polmoni: ci delimita e ci mette in relazione con il mondo.

Infatti in ogni punto, in ogni poro (si potrebbe dire!) la pelle è connessa al Sistema Nervoso Centrale, anzi di più: la pelle si è formata in utero, dallo stesso foglietto embrionale del sistema nervoso, tanto per ricordare il legame inscindibile fra i due sistemi!

Mentre  osserviamo i nostri bimbi, li accarezziamo, li stringiamo e li sentiamo toccandoli, le nostre emozioni passano attraverso la loro Pelle. Possiamo definire la Pelle il contenitore dei pensieri e dunque occorre che il contenitore sia ben rappresentato nei bimbi, soprattutto i piccolissimi, così da poter “contenere” tanti pensieri.

I massaggi tonificano i neonati (al contrario, negli adulti, rilassano). Massaggi prolungati dopo il bagnetto, sono importanti per ogni bimbo e di giovamento immediato nei bimbi con sindrome di Down e con atassia.

I massaggi vanno eseguiti col bambino posto nelle 4 posizioni: pancia in su, sul fianco sia destro che sinistro e pancia in giù senza dimenticare il visetto e la testolina con delicatezza.

Il massaggio può durare per tutto il primo anno di vita e trasformarsi nel gesto di spalmare la crema o mettere il borotalco applicandolo con un batuffolo morbido.

Durante il primo anno di vita, le acquisizioni motorie, comunicative e prassiche procedono rapidamente

Già nel Quinto Mese di vita, se il bambino è abituato a stare disteso su un tappeto morbido in posizione prona, sa appoggiarsi sulle braccia e sollevare le spalle, sa spingersi all’indietro e sa bilanciare il corpo in modo da liberare una mano per afferrare un oggetto.

Al Sesto Mese il bambino rotola, il linguaggio è ricco di vocalizzi e lallazioni.

I suoni vocali vengono espressi anche per evocare sensazioni di benessere precedentemente provate e legate a quei suoni.

Sono preziosi questi primi segnali di espressività vocale, il bambino ci racconta di sé ed è un invito rispondere a lui con tono ed emotività “intonate”, diciamo così, all’invito che il bambino stesso ci fa.

Durante il Settimo e l’Ottavo Mese i movimenti acquisiscono maggiore finalità allo scopo e si arricchiscono di nuovi schemi operativi.

La possibilità di soddisfare autonomamente alcuni desideri rafforza sempre più il potere di agire e spinge a nuove conquiste. Nasce il desiderio di essere un individuo “agente” e “capace di”…

Dal Nono al Dodicesimo Mese la relazione con l’adulto si arricchisce notevolmente: il bambino vuole rendere partecipe l’adulto delle sue conquiste: gli mostra gli oggetti sorridendo, evidenzia soddisfazione ad essere guardato ed ascoltato.

Si mostra divertito al gioco del “cu-cù”, ora la posizione seduta viene mantenuta stabilmente e con ampie rotazioni e flessioni e la motricità globale è caratterizzata dal frequente cambio di posture: da prono a carponi … a seduto e di nuovo disteso … questi cambi posturali vengono realizzati con discreta destrezza.

Dalla posizione seduta, o carponi, può passare, attaccandosi a sostegni, alla posizione eretta che viene mantenuta su base allargata.

Anche nella prensione c’è una conquista che conferma l’avvenuta maturazione: la “presa a pinza superiore” cioè tra il polpastrello del primo e del secondo dito.

La vista e l’udito migliorano ulteriormente: il bambino acquisisce la visione stereoscopica e la capacità stereofonica.

Dal Tredicesimo al Diciottesimo Mese il bambino realizza abilità che gli consentono di affrontare con successo anche le scale: è il periodo delle reazioni circolari terziarie di Jean Piaget, tramite le quali il bambino osserva i fenomeni, confronta i dati delle esperienze passate con le presenti e “inventa” nuovi schemi motori al fine di ricercare nuove relazioni tra sé e l’ambiente.

Ciò viene attuato anche nel rapporto con l’adulto col quale vengono sperimentate nuove modalità di mettersi in relazione.

Questo periodo segna il passaggio da uno stadio pre-linguistico ad uno linguistico. E’ la fase della parola-frase tramite la quale una parola sottende il significato di una frase intera.

L’apprendimento delle parole ha inizio nel primo anno di vita, per proseguire nel tempo

Le parole sono conoscenza. Ogni nuova parola appresa è un concetto acquisito e la qualità delle parole apprese è la stessa con cui si acquista consapevolezza del mondo che ci circonda.

Le parole si fanno strumento di pensiero.

A questa età iniziamo a sviluppare nella nostra mente, quei “discorsi silenziosi”, che ci accompagnano tutta la vita. Tutti i bimbi ne hanno, anche i più restii all’espressività verbale! Occorre fiducia e comprensione.

Dopo i 18 Mesi, il bambino inizia a rispondere con parole adeguate e si costituisce così una rappresentazione interna linguistica distante dalla situazione emozionale.

L’uso della comunicazione verbale è un potente strumento per altri processi mentali, primo fra tutti, la memoria di lavoro.

Dal confronto, dopo una fase dominata da una sensazione di onnipotenza, deriva un ridimensionamento progressivo

Dal Diciannovesimo al Trentaseiesimo Mese il bambino rafforza la sua possibilità di intervento sull’ambiente.

La possibilità d’agire gli dona grande soddisfazione per la realizzazione autonoma del proprio desiderio. Ma nell’ambiente, vissuto come spazio da conquistare, vi è anche un adulto che interviene.

Prima dell’anno la relazione con l’adulto è di dipendenza, dopo l’anno, pur mantenendo le caratteristiche precedenti, la relazione diventa limitante attraverso i divieti e le regole.

Il bambino regola il proprio comportamento e desidera imparare a fare “da solo” e chiede all’adulto di interessarsi alle attività a cui si sta dedicando: si struttura il processo di socializzazione.

Spesso io invito le mamme ad iscrivere i loro piccoli al nido. Ritengo che il “gruppo dei pari”, frequentato prima dei tre anni, funzioni come una cassa di risonanza. Ogni singolo bambino vede, imita, si esperimenta …

Al nido diamo la possibilità ai bambini di essere facilitati nell’espressione delle proprie potenzialità.

Alla fine dei primi tre anni di vita, si completa il controllo sfinterico sia diurno che notturno.

Il bambino sale e scende le scale senza appoggio ma senza alternanza di piede, corre con mediocre sicurezza, esegue un salto a piedi uniti.

Sa costruire una torre di pochi cubetti, sa girare le pagine di un libro, apre e chiude scatole con coperchio, inizia ad essere interessato al disegno e traccia le prime linee curve chiuse ed isolate.

Nel linguaggio, verso i tre anni, introduce il pronome IO e passa ad esprimersi in prima persona.

Inizia ora il lungo processo di interiorizzazione del linguaggio che permetterà, nel periodo successivo, l’elaborazione dell’esperienza passata e la scelta di modalità comportamentali future, prima di passare all’azione.

Imparare a parlare è un’attività quotidiana

I bambini imparano a parlare perché desiderano comunicare. Comunicare a gesti durante la primissima infanzia, porta naturalmente a comunicare attraverso frasi e parole. I bambini ci parlano muovendosi, permettiamo che si esprimano e diamo fiducia.

Come influenzare positivamente la comunicazione verbale

Parlare molto ai bambini, se si riesce, rallentare un pochino la velocità con cui noi adulti, infiliamo un parola dietro l’altra.

  • Spiegare il senso delle richieste e delle regole.
  • Anticipare ciò che si farà, quello che succederà e ricordare poi gli accadimenti.
  • Guardare alla qualità e alla quantità delle esperienze sociali che il bambino fa.
  • Insegnare ad apprendere dalla lettura e dai racconti.
  • Osservare il bambino e discriminare i suoni da lui prodotti.
  • Cercare di comprendere e “prendere” (senza correggere!) anche le parole non molto chiare ma intelligibili.
  • Dare fiducia, i bambini si autocorreggono ascoltandosi e ascoltando.